Proprietà
L'uranio
fonde a circa 1132 °C, bolle a 3818 °C, ha densità relativa
19,05 alla temperatura di 25 °C, e peso atomico
238,029. Esiste in tre diverse forme cristalline:
in una forma stabile a temperatura ambiente; alla temperatura di 668 °C,
in una forma modificata, caratterizzata da densità leggermente minore
e da cristalli tetragonali, duri e fragili. A 774 °C raggiunge la forma
cubica a corpo centrato, facilmente lavorabile e plastica, resa stabile
mediante l'aggiunta di piccole quantità di molibdeno.
Diffusione
In
natura l'uranio non si trova allo stato libero, ma solo sotto forma di
ossido o sale complesso, in minerali come
la pechblenda e la carnotite (link).
L'uranio puro è formato per più
del 99% dall'isotopo uranio 238,
meno dell'1% dall'isotopo fissile uranio 235
e da tracce di uranio 234.
Estrazione
Il
metodo classico di estrazione dell'uranio prevede che la pechblenda
venga triturata e mescolata con acido solforico e nitrico. L'uranio si
scioglie e forma il solfato di uranile, mentre il radio e gli altri metalli
del minerale vengono precipitati come solfati. Aggiungendo idrossido di
sodio, si precipita il diuranato di sodio (Na2U2O7
· 6H2O), noto anche come ossido giallo
di uranio (yellow cake).
Per ottenere l'uranio dalla carnotite, il minerale viene finemente polverizzato
e mescolato con soda e potassa calde, che sciolgono l'uranio, il radio
e il vanadio. Dopo aver eliminato le sabbie inutili, il composto viene
trattato con acido solforico e cloruro di bario. Una soluzione caustica
e alcalina aggiunta al liquido precipita l'uranio e il radio in forma concentrata.
I
minerali di uranio sono presenti in tutto il mondo; in particolare, depositi
di pechblenda, il minerale più ricco di uranio, si trovano principalmente
in Canada, Repubblica democratica del Congo e Stati Uniti. La maggior parte
dell'uranio degli Stati Uniti deriva dalla carnotite presente in Colorado,
Utah, New Mexico, Arizona e Wyoming. Un minerale detto coffinite,
scoperto nel 1955 in Colorado, contiene fino al 61% di uranio. Depositi
di coffinite si trovano in Wyoming e Arizona.
Fissione
La
fissione dell'Uranio consente di sottolineare due aspetti essenziali di
tutti i processi di fissione nucleare. In primo luogo la quantità
di energia prodotta da ogni singola fissione è molto grande; in
termini pratici, la reazione di 1 kg di uranio
235 sviluppa 18,7 milioni di kilowatt/ora soto forma di calore.
Secondo, il processo di fissione innescato dall'assorbimento di un neutrone
dal primo nucleo di uranio 235 continua in modo autonomo: in seguito alla
disgregazione di ciascun nucleo di uranio si creano 2 o 3 neutroni, che
provocano in rapida sequenza la fissione di altrettanti nuclei di uranio
235, ciascuno dei quali a sua volta si spezza in due frammenti, con produzione
di neutroni e sviluppo di energia; si realizza in questo modo un processo
a catena che produce continuamente energia nucleare.
Solo
lo 0,7% dell'uranio
presente in natura è uranio 235; il resto è costituito dall'isotopo
non fissile uranio 238, che ha una concentrazione di alcune parti per mille,
talmente bassa da essere inessenziale ai fini dei processi di reazione
nucleare. Una quantità qualsiasi di uranio naturale, dunque, non
è in grado di sostenere una reazione a catena, poiché la
percentuale di U 235, il solo isotopo in grado di dare luogo a un processo
di fissione in seguito a bombardamento con neutroni, è troppo piccola.
La probabilità di produzione del processo di fissione in uranio
naturale può però essere aumentata fino a cento volte, se
i neutroni prodotti (troppo veloci per intercettare i pochi nuclei di U
235) vengono rallentati mediante una serie di collisioni elastiche con
nuclei leggeri, quali idrogeno, deuterio o carbonio. Praticamente, ciò
equivale a immergere l'uranio naturale in acqua pesante, un'acqua la cui
molecola è composta da ossigeno e deuterio.
Nel
dicembre del 1942, all'università di Chicago, il fisico italiano
Enrico Fermi
riuscì a produrre la prima reazione nucleare a catena controllata,
utilizzando frammenti di uranio naturale distribuiti all'interno di un
blocco di grafite pura (una forma di carbonio). Nella pila,
o reattore nucleare di Fermi, la grafite fungeva da moderatore per rallentare
i neutroni, rendendo così possibile la reazione a catena.